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Il 16 dicembre 2011 un Commissario ha finalmente preso possesso dello scranno da tanti agognato. Con sé ha recato e mostrato a tutti le insegne del suo ufficio: ‘Commissario liquidatore’. Gli inglesi, com’è loro stile e senza fronzoli, lo avrebbero semplicemente qualificato liquidator, perché egli in fondo non è che «an official whose job is to close a company and use any money obtained to pay its debts». Chiudere, pagare e basta! Azioni della mercatura più spiccia, estranee alla fantasia e all’ingegno. Chiudere cosa? Una casa della cultura, animata dal genio e dai saperi di uomini che liberamente vi concorsero nella sua edificazione, così come fu immaginata nel 1933 da Giovanni Gentile e Giuseppe Tucci e poi negli anni curata e arricchita dall’humanitas di Gherardo Gnoli. Una chiusura che è un’usurpazione, un’imposizione, una costrizione di volontà, un assoggettamento, per richiamare il titolo del decreto, emanato l’11 novembre 2011 e pubblicato il 14 gennaio 2012: Assoggettamento alla liquidazione coatta amministrativa dell’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente. Appare un atto di morte, invece è ahimè il fermento di una vita ancor più impetuosa, quella degli spiriti.

Siamo spiriti, da sempre e ovunque! Maldestri e irriverenti, pieni di ogni sapere e proclivi a rivelare l’astuzia della menzogna e anche di questa in particolare. Ostinata e fiorita nella miseria e stupidità umane, tanto che come l’uomo riesce a vantare persino un inizio: il 20 maggio 2008, sotto i rintocchi dell’ora undecima! Cosa accadde allora? Vi fu all’IsIAO una visita inattesa e in pompa magna dei massimi ranghi della Farnesina: Segretario Generale, Capo di Gabinetto e vari altri attendenti. Il senso? Quello di un monito severo e minaccioso, cioè a dire che il vento da lì a poco sarebbe cambiato. Così fu, poveri uomini! Chi meglio di noi allora – spiriti, signori di ogni soffio – può intraprendere la narrazione di questo racconto? May the Spirit sanctify you entirely.

Spiritus eous

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